Redazione Hub - 12 Novembre 08
7 degli investitori dei progetti del Private Equity incassano la quota di partecipazione e se ne vanno. “Era prevedibile che accadesse” dice il Presidente Paolo Maria Pavan, “avevamo già notato un allontanamento negli ultimi 2 anni di molti dei medi investitori. Il patrimonio base si è ristretto di trimestre in trimestre e abbiamo superato in negativo la quota base di operatività. Il ceto medio non esiste più è un dato di fatto e nonostante quello che i grossi gruppi bancari sostengono manca la liquidità.” Il Pavan nella lunga chiaccherata di questa mattina ci illustra alcuni aspetti del nostro oggi: “guardate le operazioni di marketing delle grosse banche, aumentano gli interessi per cercare di trattenere i capitali dei clienti, hanno fermato gli investimenti immobiliari perchè hanno rallentato i cordoni dei mutui e quindi sanno di non voler erogare denaro che a loro costa troppo al momento e quindi a meno di non andare ad inficiare al cliente sanno di non essere competitivi sui tassi. Il cane che si mangia la coda. Tutte le banche al momento non godono della fiducia necessaria; l’EURIBOR schizza alle stelle e raggiunge valori doppi all’11 settembre, mentre le banche centrali si accordano per arginare la crisi gli analisti sono tranquilli nel dire che finanziariamente ci vorranno dai 6 agli 8 mesi alle banche per ripristinare la fiducia necessaria, ma mi piacerebbe ricordare che dal punto di vista economico ci abbiamo messo 4 anni a riprenderci dall’11 settembre e questa volta ? Scudi alzati per i prossimi 2 anni, servizi all’osso e poche spese; in un’Italia che ha portato il servizio allo spasimo la riduzione degli investimenti da parte delle aziende cosa significherà? Significa poche parole e più fatti, sostiene il Pavan, riguardiamo alla manodopera specializzata e agli artigiani. Ci salveranno quei mercati e professioni che sono state negli anni denigrate, abbiamo ancora per fortuna un grande margine di considerazione nel mercato mondiale cerchiamo di conservarlo, ma per fare questo bisogna che si riprenda a condividerlo con le nuove generazioni.
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Onemansion - 30 Ottobre 08
Quanti tipi di alcolismo ci sono? Una sola parola per dire cose diverse?
La parola alcolismo che esprime dipendenza e, in qualche modo, “malattia” è la stessa parola che definisce un disagio o una solitudine?
R.A.
Ho 80 anni, non so cosa fare tutto il giorno, non ho più un lavoro e non ho impegni, i miei figli abitano lontano e non li vedo quasi mai. Vivo nell’attesa della visita mensile dei miei nipotini. In paese non c’è altro che l’osteria. Quando ho smesso di lavorare è stato normale passare qualche ora all’osteria a giocare a carte, a leggere il giornale, a fare una chiacchierata. In compagnia si beveva l’ombra di vino, un’ombra, giusto per darsi un contegno e per “pagare” il disturbo all’oste.
Oggi non ho più i riflessi pronti per giocare le carte giuste, faccio fatica a leggere il giornale, le mie chiacchiere non interessano più a nessuno. In realtà neanche a me interessano le chiacchiere degli altri. Anche i miei nipoti si stufano a stare con me, i miei racconti li annoiano. Io non sono capace di raccontare niente di interessante.
Mi stanco a fare qualsiasi cosa. Non aspetto altro che sedermi davanti alla televisione. Davanti a me un bicchiere di vino, a volte due. Quel bicchiere è la mia unica compagnia. La serata passa, vado a stendermi a letto. Domattina l’ennesimo sole.
A 80 anni puoi dirmi che quel bicchiere di vino mi fa davvero male?
T.F.
Ho 75 anni, sono vedova da cinque anni. Mio marito mi è sempre stato vicino. Da quando è andato in pensione si occupava dell’orto, mi accompagnava a fare la spesa o a sistemare i fiori in cimitero. Insieme andavamo a trovare i parenti e passavamo qualche pomeriggio con loro. Non siamo mai andati a ballare, non abbiamo viaggiato molto. Abbiamo molto lavorato. Abbiamo avuto la soddisfazione di veder crescere i nostri figli sani. Hanno un buon posto di lavoro. I miei due figli fanno gli operai. Hanno vissuto in casa con noi finché si sono sposati.
Mi ricordo che mio marito andava al sabato pomeriggio a comprare il vino; spesso i figli andavano con lui, da piccoli e poi anche da grandi. Io preparavo la cena per noi quattro. A cena gli uomini bevevano un paio di bicchieri a testa. Il giorno dopo io e mio marito, pensionati, pranzavamo da soli con i resti della cena del giorno prima. Un bicchiere di vino anche a pranzo. Mio marito beveva un bicchiere di vino anche prima del pasto e uno a metà pomeriggio. Mio marito non è mai andato all’osteria. Era una brava persona.
S.T.
Ho 32 anni. Con gli amici della compagnia ci troviamo alla sera verso le otto e decidiamo come passare la serata. Non decidiamo mai in fretta. Ci diamo appuntamento via sms al wine bar in centro, ordiniamo qualche spritz, aspettiamo che la compagnia sia completa. Prima che siano arrivati tutti abbiamo già bevuto abbastanza. Poi ci mettiamo in macchina e andiamo da qualche parte.
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