In oltre 100.000 euro i danni stimati tra strumentalli e strutturali quelli causati dall’incessante pioggia di ieri che si è abbattuta su tutta la zona di San Vito, nella villa per il gusto per la formazione. “I nostri clienti possono stare tranquilli il back up remoto dei loro dati è stato fatto” si appresta ad aggiungere il presidente che ha lottato con i vigili del fuoco:” vorrei ringraziare la squadra di Spilimbergo e di San Vito che tutta notte fino a questa mattina ha lavorato instancabilmente per liberarci dall’acqua.” Il livello interrato, dove era stato collocato il vano tecnico e il piano terra sono inagibili l’acqua ha raggiunto gli 84 cm di altezza. Vi terremo aggiornati.
I sette che guardano al mare comodamente dalla spiaggia …
Redazione Hub - 12 Novembre 08Nessun Commento »
7 degli investitori dei progetti del Private Equity incassano la quota di partecipazione e se ne vanno. “Era prevedibile che accadesse” dice il Presidente Paolo Maria Pavan, “avevamo già notato un allontanamento negli ultimi 2 anni di molti dei medi investitori. Il patrimonio base si è ristretto di trimestre in trimestre e abbiamo superato in negativo la quota base di operatività. Il ceto medio non esiste più è un dato di fatto e nonostante quello che i grossi gruppi bancari sostengono manca la liquidità.” Il Pavan nella lunga chiaccherata di questa mattina ci illustra alcuni aspetti del nostro oggi: “guardate le operazioni di marketing delle grosse banche, aumentano gli interessi per cercare di trattenere i capitali dei clienti, hanno fermato gli investimenti immobiliari perchè hanno rallentato i cordoni dei mutui e quindi sanno di non voler erogare denaro che a loro costa troppo al momento e quindi a meno di non andare ad inficiare al cliente sanno di non essere competitivi sui tassi. Il cane che si mangia la coda. Tutte le banche al momento non godono della fiducia necessaria; l’EURIBOR schizza alle stelle e raggiunge valori doppi all’11 settembre, mentre le banche centrali si accordano per arginare la crisi gli analisti sono tranquilli nel dire che finanziariamente ci vorranno dai 6 agli 8 mesi alle banche per ripristinare la fiducia necessaria, ma mi piacerebbe ricordare che dal punto di vista economico ci abbiamo messo 4 anni a riprenderci dall’11 settembre e questa volta ? Scudi alzati per i prossimi 2 anni, servizi all’osso e poche spese; in un’Italia che ha portato il servizio allo spasimo la riduzione degli investimenti da parte delle aziende cosa significherà? Significa poche parole e più fatti, sostiene il Pavan, riguardiamo alla manodopera specializzata e agli artigiani. Ci salveranno quei mercati e professioni che sono state negli anni denigrate, abbiamo ancora per fortuna un grande margine di considerazione nel mercato mondiale cerchiamo di conservarlo, ma per fare questo bisogna che si riprenda a condividerlo con le nuove generazioni.
Nel 1897 Pareto, studiando la distribuzione dei redditi, dimostrò che in una data regione solo pochi individui possedevano la maggior parte della ricchezza.
Questa osservazione ispirò la cosiddetta “legge 80/20″, una legge empirica che fu formulata da Joseph M. Juran, ma che è nota anche con il nome di principio di Pareto, e che è sintetizzabile nell’affermazione: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause (considerando grandi numeri).
Secondo la “legge 80/20″ (i valori 80% e 20% sono ottenuti mediante osservazioni empiriche di numerosi fenomeni e sono solo indicativi), in genere l’80% dei risultati dipende dal 20% delle cause. Questo principio può avere diverse applicazioni pratiche in diversi settori, ad esempio:
- economia: l’80% delle ricchezze è in mano al 20% della popolazione (ma ovviamente i valori reali variano a seconda dei paesi e dei periodi). Oppure: il 20% dei venditori fa l’80% delle vendite, ed il restante 80% dei commerciali fa solo il 20% delle vendite.
- qualità: il 20% dei tipi possibili di guasto in un processo produttivo genera l’80% delle non conformità totali. Oppure: l’80% dei reclami proviene dal 20% dei clienti.
- informatica: l’80% del tempo di esecuzione è impiegato solo dal 20% delle istruzioni di un programma. Oppure: l’80% delle operazioni degli utenti sono dovute al 20% delle funzioni a disposizione di un applicativo. L’80% degli errori di codifica è riconducibile al 20% dei moduli.
Altre applicazioni più generali del concetto di Pareto-efficienza sono: l’80% dei ricavi deriva dal 20% dei centri di profitto, e l’80% dei costi deriva dal 20% dei centri di spesa.
Ad esempio, in Italia: per treni e aerei l’80% dei ricavi deriva da un 20% di rotte non in perdita; l’80% del deficit sanitario italiano è localizzato in un 20% di ASL sparse sul territorio.
“una flotta di persone poco serie che continuano a pensare di portare a casa le briciole di un tessuto sociale ormai sfibrato…”
Redazione Hub - 11 Novembre 08Nessun Commento »
” ti chiamavo per sapere quando passi per il compenso della gonfia … Non vorrei che si iniziasse a chiaccherare (per usare un eufemismo), … Questo parte del testo di un messaggio arrivato al cellulare del Presidente ieri sera, che gentilemente ha girato in redazione. “Interessante pensare che io possa essere “minacciato” dal fatto che una persona che lavora dopo gli orari di lavoro per lo stesso datore venga a richiedere con insistenza e continue telefonate un compenso. Ma la cosa che mi sconvolge è il fatto che sia più tutelata Lei del cliente che da questa storia ne ha solo percepito delle difficoltà (per usare un eufemismo)”. Raggiunto al telefono ieri sera il Presidente sorride alla situazione e aggiunge “sto solo scondinzolando per il momento non mi sono ancora arrabbiato…” Difficile la giornata di ieri per il Pavan che in linea con le dichiarazioni di ieri pomeriggio non molla la presa e annuncia di voler lottare fino in fondo: ” sono stanco delle prese in giro e di sottostare alle incapacità o ai tramini a cui ho assistito nell’ultimo anno. Banche , soci, fornitori, clienti e clientelismo una flotta di persone poco serie che continuano a pensare di portare a casa le briciole di un tessuto sociale ormai sfibrato. Se pensano di poter fare i prepotenti con Noi spero non ce ne vogliano se da oggi diventeremo rigidi e non più propensi a capire il loro punto di vista senza che il nostro sia tenuto in considerazione. ” Mai come in queste ore avevamo ricevuto tante informazioni dall’ufficio della presidenza che finalmente esce dal guscio, forse ci voleva proprio il terremoto di ieri; i collaboratori fanno forza a cerchio. Noi vi terremo aggiornati dei risvolti.
Sono le parole di conclusione della riunione di questa mattina del direttivo di One e One academy. Siamo in periodo di conclusioni e di bilanci del 2008 e le facce sono tese all’uscita di One Mansion. ”Troppi gli investimenti insoluti e difficile la ricapitalizzazione del gruppo.” Queste le parole del presidente Paolo Maria Pavan che nonostante la sua eterna indole positiva accenna un’occhiata di sconforto alla visione dei risultati. “Ero convinto di poter contare sulla buona fede dei nostri clienti e fornitori, e poterli considerare dei patner affidabili nella difficile fase di start.up dell’azienda, ma mi rendo conto che gli insoluti superano ogni aspettativa e la ricapitalizzazione dell’azienda quasi un’impresa in se”, continua il Pavan che rischia non solo di veder vanificati i suoi sforzi, ma anche la rivalutazione della sua posizione di Trustee del private equity di investitori di cui è a capo. Alla domanda sul domani spiega “Sarò costretto ad esportare ancora una volta la nostra professionalità di cui sono perfettamente cosciente e convinto, verso mercati esteri che necessitino dei nostri servizi, ma sarà un’impresa ardua perchè sempre meno trovo nel nostro territorio professionalità che siano in grado di gestire le necessità di un cliente estero, e le nostre economie per la formazione sono ormai prosciugate. “ Ai giovani Pavan rivolge l’appello di imparare le lingue e mettersi in testa di fare le valigie aspirando ad essere dei nomadi solo così potranno essere appetibili alle imprese. Se intanto qualcuno volesse approfittare e mandare un CV ad info@onemansion.com
UN VUOTO A PERDERE
Aspetterò il silenzio della notte
per ritrovare il senso delle rotte
che ti han portato fuori strada:
burrasca dentro e pioggia rada
sul fondo largo di un bicchiere.
Così passavi le tue sere…
e, tuo malgrado, ti accorgevi
che poco a poco ti spegnevi,
ma nulla avrebbe mai impedito
lo schianto verso l’infinito!
Nessun discorso di tua madre,
nessun progetto che tuo padre
aveva scritto su un taccuino,
per te già uomo e un pò bambino…
Avete mai sentito parlare dei giri in moto “a vita persa”.
E’ una frase che mi ha colpito profondamente: “A vita persa”!
Significa “Partiamo, via a tutta velocità e vada come vada”. Non è forse più grave? E non va forse tutto insieme? Corse sfrenate senza limiti, bevute sfrenate senza limiti, sesso senza rispetto della persona e degli affetti? Non è forse sempre lo stesso argomento?
Chi può veramente dire cosa spinge una persona a “buttarsi” in questo modo?
P.B.
Sono un’insegnante di scuola superiore e sono anche genitrice. Mi costa dire quello che dico, ma mi sento di dirlo con molta franchezza e anche affetto: perché non accettare l’idea che gli adolescenti siano stupidi e immaturi? Perché non accettare l’idea che facciano le cose solo per spirito di emulazione? Oppure semplicemente per dispetto?
Non siamo forse in un mondo competitivo in cui chi è “da meno” resta in disparte? Perché non comprendere che appartenere a un gruppo è fondamentale e richiede l’adesione totale agli usi e costumi del gruppo a qualsiasi costo?
La maggior parte dei miei alunni si getterebbe in qualsiasi impresa pur di far parte della compagnia giusta.
B.N.
Ho 50 anni e sono un piccolo produttore di vino. Secondo me un modo per prevenire l’alcolismo ed il consumo inconsapevole di vino sarebbe quello di sensibilizzare le persone a tenere in considerazione il valore culturale del vino, cioè mettere in evidenza quanti diversi valori esso può rappresentare.
Esso rappresenta innanzi tutto il territorio in cui l’uva matura: un territorio significa una particolare conformazione geografica, un clima di un certo tipo, più o meno caldo, più o meno piovoso, più o meno umido. Il territorio rappresenta persone, mestieri, usi e costumi. Tutto questo si può ritrovare nel vino in quanto prodotto di quella particolare zona, in quanto frutto del lavoro di quella gente.
Bisogna riuscire a far passare questo messaggio di genuinità e qualità: non bisogna proibire il consumo di vino, bisogna piuttosto invitare il bevitore a prendersi il tempo per assaporare questo straordinario prodotto e scoprirne tutte le sue peculiari qualità.
Temo viceversa che la proibizione ottenga l’effetto contrario di stimolare un consumo (inconsapevole rispetto alla qualità) che ha il sapore di sfida piuttosto che di cultura.
P.M.
Non sono d’accordo. Secondo me i limiti vanno stabiliti con precisione e il controllo deve essere a tappeto. Non è tollerabile che ci si possa mettere in macchina e guidare con un tasso alcolico che pregiudica i riflessi e la sicurezza di tutti.
Queste manifestazioni tipo Ombralonga sono una vergogna! Gente che si raduna in città con l’unico proposito di ubriacarsi. Cosa c’entra questo con la cultura? Parlate, parlate, voi produttori, ma quello che vi interessa è vendere vino e nient’altro!
La scorsa settimana Ombralonga ha fatto il morto. Ieri a Carole, come se niente fosse, c’era la versione marittima di Ombralonga, con la gente che girava per il paese con il suo bel sacchettino con dentro il calice per gli assaggi.
Vi interessa solo vendere, altro che!
S.Q.
Anch’io sono un produttore e, per essere sincero, mi sento un po’ vittima di questa campagna di denigrazione del vino. Sembra che il vino sia l’unico responsabile dell’inciviltà delle persone.
Non è vero! State prendendo il vino come pretesto per non ammettere che è la società ad essere malata. Perché non parlare di fumo, di droghe leggere e pesanti, di pasticche? Perché il vino deve essere l’unico responsabile del malcostume?
D.D.T.
Forse un buon argomento per la sensibilizzazione culturale sarebbe quello della ristorazione a kilometro zero: mangiare e bere ciò che proviene dal nostro territorio, cibi tipici, vini tipici. Creare occasioni ed eventi in cui si fanno conoscere i prodotti tipici, la loro storia, la loro lavorazione. Insegnare alla gente a distinguere il buono dal cattivo, il genuino dal non genuino. Il consumatore consapevole della qualità del prodotto che sta consumando è una persona che non è incline a sprecare tale prodotto ingurgitandolo in fretta.
A.L.
Credo sia molto difficile trasmettere un messaggio di cultura enologica.
Ci sono manifestazioni nate per l’aggiornamento degli addetti ai lavori, come Vinitaly, che sono diventate in pochi anni una meta turistica per fantomatici esperti di vino, che in realtà si radunano in gruppi di amici per fare la bravata della collezione di “ombre” ed escono dalla fiera totalmente ubriachi.
Quanto bene può fare questo al vino?
Alla fiera di Dusseldorf, il Prowein, l’equivalente tedesco del Vinitaly, l’ingresso viene riservato tassativamente agli addetti ai lavori. Perché a Verona questo non succede?
La vera dipendenza è quella dalla sostanza o quella dal gruppo?
G.L.
Ho 22 anni. Il vino da solo non mi piace, non lo bevo mai. Con gli amici beviamo spriz con l’aperol, rum e pera, margarita o altre cazzate. E’ solo per stare in compagnia. In fondo io non faccio niente di male, io faccio quello che fanno i miei amici. Io li ammiro i miei amici, io voglio essere come loro, io non voglio essere fuori dal gruppo. Io non voglio essere diverso. Io voglio appartenere, appartenere a questo gruppo.
A me non fa star male essere sballato. Starei più male se gli altri fossero sballati e io non riuscissi a tenere il loro passo, il loro ritmo. Non è vero che l’alcol crea dipendenza, io posso smettere quando voglio.
Però, questa sera, lasciatemi divertire.
Quello è il suo gruppo, quello è il branco a cui lui sente di dover appartenere. Quelle sono le persone con cui forse trascorrerà il resto della sua vita.
Che cosa sia veramente la sua vita non lo sa e, francamente, questa sera nemmeno gliene frega.
Quanti tipi di alcolismo ci sono? Una sola parola per dire cose diverse?
La parola alcolismo che esprime dipendenza e, in qualche modo, “malattia” è la stessa parola che definisce un disagio o una solitudine?
R.A.
Ho 80 anni, non so cosa fare tutto il giorno, non ho più un lavoro e non ho impegni, i miei figli abitano lontano e non li vedo quasi mai. Vivo nell’attesa della visita mensile dei miei nipotini. In paese non c’è altro che l’osteria. Quando ho smesso di lavorare è stato normale passare qualche ora all’osteria a giocare a carte, a leggere il giornale, a fare una chiacchierata. In compagnia si beveva l’ombra di vino, un’ombra, giusto per darsi un contegno e per “pagare” il disturbo all’oste.
Oggi non ho più i riflessi pronti per giocare le carte giuste, faccio fatica a leggere il giornale, le mie chiacchiere non interessano più a nessuno. In realtà neanche a me interessano le chiacchiere degli altri. Anche i miei nipoti si stufano a stare con me, i miei racconti li annoiano. Io non sono capace di raccontare niente di interessante.
Mi stanco a fare qualsiasi cosa. Non aspetto altro che sedermi davanti alla televisione. Davanti a me un bicchiere di vino, a volte due. Quel bicchiere è la mia unica compagnia. La serata passa, vado a stendermi a letto. Domattina l’ennesimo sole.
A 80 anni puoi dirmi che quel bicchiere di vino mi fa davvero male?
T.F.
Ho 75 anni, sono vedova da cinque anni. Mio marito mi è sempre stato vicino. Da quando è andato in pensione si occupava dell’orto, mi accompagnava a fare la spesa o a sistemare i fiori in cimitero. Insieme andavamo a trovare i parenti e passavamo qualche pomeriggio con loro. Non siamo mai andati a ballare, non abbiamo viaggiato molto. Abbiamo molto lavorato. Abbiamo avuto la soddisfazione di veder crescere i nostri figli sani. Hanno un buon posto di lavoro. I miei due figli fanno gli operai. Hanno vissuto in casa con noi finché si sono sposati.
Mi ricordo che mio marito andava al sabato pomeriggio a comprare il vino; spesso i figli andavano con lui, da piccoli e poi anche da grandi. Io preparavo la cena per noi quattro. A cena gli uomini bevevano un paio di bicchieri a testa. Il giorno dopo io e mio marito, pensionati, pranzavamo da soli con i resti della cena del giorno prima. Un bicchiere di vino anche a pranzo. Mio marito beveva un bicchiere di vino anche prima del pasto e uno a metà pomeriggio. Mio marito non è mai andato all’osteria. Era una brava persona.
S.T.
Ho 32 anni. Con gli amici della compagnia ci troviamo alla sera verso le otto e decidiamo come passare la serata. Non decidiamo mai in fretta. Ci diamo appuntamento via sms al wine bar in centro, ordiniamo qualche spritz, aspettiamo che la compagnia sia completa. Prima che siano arrivati tutti abbiamo già bevuto abbastanza. Poi ci mettiamo in macchina e andiamo da qualche parte.
VESPA E MOTORI…DONNE E GRANDI AMORI!
Motoscooter di piccola cilindrata,
dopo la 2° guerra mondiale 6 stata creata,
con scocca in lamiera d’acciaio,
hai provocato in Italia un vero “vespaio”!
Donne assise sul sedile,
per guidarti fan le file
e i ragazzi a bocca aperta
ti hanno oggi riscoperta,
perché è bello avere stretta
la compagna in motoretta,
proprio come già avveniva
per la Hepburn, grande diva,
che stringeva dolcemente
Gregory Peck allora emergente…
E se quel film anni ‘50
una fama immensa vanta,
è anche grazie a quella moto,
il cui fascino remoto,
rimarrà per sempre impresso
nella storia del progresso!!!
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